Cowboys contro…

Il western è morto.

Quando Richard Harris morì, nel 2002, ricordo che tutti piansero la scomparsa dell’attore che aveva interpretato Albus Dumbledore (Silente) nei primi due film del maghetto inglese dimenticando una carriera lunga quasi 50 anni, con 2 nomination all’Oscar come migliore attore protagonista e decine di riconoscimenti.

Io che ricordavo Harris soprattutto per il film L’Uomo Chiamato Cavallo (1970) compresi che il genere western non era soltanto morto, era già stato dimenticato.

Cowboys contro indiani?

Tutto era andato bene finché il cinema e la letteratura avevano rappresentato i buoni cowboys contro i cattivi indiani, ma poi venne il ’68 e il mondo cambiò. Gli indiani diventarono Nativi Americani e da selvaggi si trasformarono in un popolo pacifico e nobile, con una cultura da rispettare.

Il primo film ch’io ricordi in cui si rappresenta il punto di vista dei nativi americani è appunto L’Uomo Chiamato Cavallo, nello stesso anno uscì Soldato Blu, ispirato ad un avvenimento davvero accaduto, che per la prima volta ribalta i ruoli: i bianchi sono invasori e non esitano a massacrare donne e bambini indifesi.

Da allora non fu più possibile replicare il successo di cui il genere western aveva goduto per mezzo secolo, i film successivi classificati in questo genere come Piccolo Grande Uomo (1970), Corvo Rosso non avrai il mio scalpo (1972), fino a Balla Coi Lupi (1992) sono dei capolavori, ma avevano perso tutto il fascino popolare delle storie più vecchie, in cui lo spettatore poteva immedesimarsi nel protagonista e lottare al suo fianco per sconfiggere il male (i diversi).

I canoni che hanno caratterizzato la letteratura e il cinema western dalle sue origini sono bene identificabili, un’opera western deve contenere:

  1. La frontiera e la conquista (e l’America dell’800 è il miglior posto in cui cercarle).
  2. Una struttura melodrammatica (eroe buono, antagonista cattivo).
  3. Molta azione e violenza (inseguimenti, sparatorie, scalpi).
  4. Lo scontro con il diverso (gli indiani, appunto).

Proprio l’ultimo di questi ingredienti è stato tolto agli autori dal 1970 fino ad oggi, per questo motivo il genere western ha perso tutta la sua popolarità. Certamente il mondo è cambiato, sarebbe impensabile oggi girare una pellicola in cui un’intera etnia venga rappresentata come diversa e indesiderabile, eppure sono convinto che proprio questo aspetto razzista fosse la caratteristica più importante del genere western. L’anima del genere western è ben riassunta dalla definizione cowboys contro indiani.

Tolti gli indiani, cosa si inventeranno?

Cowboys contro Alieni.

Una risposta a questo bisogno di diversi, sacrificabili senza rimpianti ce la fornisce una pellicola di prossima uscita:

httpv://www.youtube.com/watch?v=In-m2RJw3hE

Anche Tex Willer nella sua carriera incontrò gli UFO in più di un’occasione, ma questo non significa che fosse una buona idea… lo vedremo al cinema la prossima estate.

Cowboys contro… Ninja!

Non è ancora disponibile una data d’uscita italiana per The Warrior’s Way, pellicola distribuita in USA, UK, Russia e Sud Korea all’inizio di questo mese:

httpv://www.youtube.com/watch?v=V6Qi9QaL0Lg

Non so se sia il caso di infierire in questo modo.

Quando nel 1999 uscì Wild Wild West ho pensato che fosse un esperimento simpatico, ma qui si esagera.

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Una risposta

  1. JavaJockey ha detto:

    Manca solo Cowboys contro Teminators e siamo apposto.

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